Con una sentenza del 25 marzo 2013, n. 7390, la Corte di Cassazione si è pronunziata sul rifiuto di un dipendente di ricevere la lettera di licenziamento.

Il caso era quello di un lavoratore di lingua straniera, licenziato in tronco per assenza ingiustificata. Il datore di lavoro aveva provato tempestivamente a consegnare la lettera di licenziamento al lavoratore; ma quest’ultimo, dopo averne appreso il contenuto (tradotto da un connazionale), si era rifiutato di ricevere la lettera.

La Corte di Cassazione ha confermato il principio, già precedentemente affermato, secondo cui il rifiuto da parte del lavoratore di ricevere la lettera di licenziamento, che può essere dimostrato dal datore di lavoro anche attraverso la prova testimoniale, non impedisce il perfezionarsi della relativa comunicazione e non determina quindi l’inefficacia del licenziamento, se avvenuto sul posto di lavoro e durante l’orario di lavoro (ben diverso è il caso in cui il datore di lavoro pretenda di consegnare la lettera di licenziamento al lavoratore sulla pubblica strada, al bar o al supermercato!).

La Corte ha osservato, in particolare, che secondo un principio fondamentale del nostro ordinamento giuridico, desumibile dalle norme sulla mora credendi nonché dall’art. 1335 del codice civile e dall’art. 183 del codice di procedura civile, il rifiuto di una prestazione da parte del destinatario non può risolversi a danno dell’obbligato, inficiandone l’adempimento; e ha osservato altresì che, nell’ambito del rapporto di lavoro, tale principio si coniuga con l’obbligo del lavoratore di ricevere comunicazioni, anche formali, sul posto di lavoro e durante l’orario di lavoro, in dipendenza del potere direttivo e disciplinare al quale il lavoratore è sottoposto.

A tale proposito si evidenzia come il consiglio di alcuni consulenti di NON FIRMARE LA LETTERA DI LICENZIAMENTO PER RICEVUTA o PRESA VISIONE sia assolutamente scorretto e contrario  alla normativa vigente.