La residenza non aggiunge alcun diritto accessorio, al fatto che la badante o altra persona occupino una certa casa, o parte di essa (una stanza), se così fosse il “padrone di casa”, ad esempio, non potrebbe sfrattare l’inquilino moroso.

Ma andiamo per ordine: a partire dall’idea che la convivenza sia una condizione funzionale all’assistenza e  che la badante, pur essendo “ospite” del datore di lavoro non sia parte della sua famiglia, possiamo dire che non sussiste l’obbligo di residenza dal datore di lavoro per poter stipulare un contratto di badante convivente. La badante può benissimo mantenere un’altra residenza (italiana) e figurare nel rapporto di lavoro domestico come lavoratrice convivente.

È invece obbligatorio comunicare l’ospitalità alla pubblica sicurezza entro 48 ore dall’assunzione inviando, via posta A/R oppure via mail con PEC, la cessione di fabbricato, ma solo se la badante è extracomunitaria.

Quando va necessariamente concessa la residenza alla colf o badante?

Poiché non è possibile comunicare l’iscrizione all’INPS del rapporto di lavoro domestico senza indicare un indirizzo di residenza della collaboratrice, ci sono due casi in cui il datore non può sottrarsi nel concedere la residenza alla lavoratrice:

1. la colf o badante non ha altra residenza in Italia.

2. la colf o badante ha ancora residenza dal datore precedente con il quale ha cessato il rapporto.

Va precisato comunque che il datore non può opporsi all’iscrizione all’anagrafe da parte della collaboratrice ma può solo, se non è d’accordo, decidere di non stipulare il contratto.

Il contratto di lavoro domestico di badanti conviventi può essere stipulato con residenza estera della collaboratrice?

Ci sono due casi:

1. colf o badante con residenza presso uno stato dell’Unione Europea. In tal caso è possibile fare l’assunzione avendo solo un domicilio in un comune italiano ma tale condizione è valida solo per i primi 3 mesi, dopo i quali vige l’obbligo di iscrizione all’anagrafe e la richiesta di residenza in Italia.

2. colf o badante con residenza presso un stato extracomunitario. È possibile fare l’assunzione avendo solo un domicilio italiano ma si dovrebbe richiedere il nulla osta allo sportello unico per l’immigrazione, che ha comunque validità per 3 mesi.

Per evitare di fare le pratiche di residenza dopo tre mesi (caso 1) e per evitare di richiedere il nulla osta (caso 2) si consiglia di fare direttamente l’iscrizione all’anagrafe e la residenza dall’inizio del rapporto di lavoro.

Per la verità c’è anche un’altra riflessione da fare, in favore della concessione della residenza all’assistente familiare: tale condizione, le permetterebbe di avere lo stesso medico dell’assistita, riducendo sensibilmente le richieste di permesso (previste per legge) per visite mediche e richiesta di impegnative…

N.B. Alla fine del rapporto di lavoro (ultimato il preavviso), il datore di lavoro, proprietario dell’alloggio, (o un suo erede o delegato) va in comune e informa l’ufficio anagrafe che in casa sua non abita più il suo ex dipendente. Per cancellare la residenza, però ci vuole un anno (durante il quale il Comune verificherà l’effettivo allontanamento dell’ex-residente).
Se invece la badante richiede il cambio di residenza in qualsiasi altro luogo, la cancellazione della precedente residenza è istantanea.